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Ma quindi, mamma, se adesso abbiamo una casa, vuol dire che non sono più uno zingaro?“.
Importante peso e ruolo dell’identità comunitaria, e frase pronunciata da un bimbo felice con la famiglia, il giorno della sua entrata in un appartamento stabile.
Nel corso di una lunga esperienza di lavoro sul campo prima di diventare rappresentante delle istituzioni, questa frase ha fatto riflettere l’assessora Barbara Funari. Che la ha quindi citata durante la Tavola Rotonda sui temi dell’Inclusione Abitativa e della Sostenibilità Sociale – a cui ha preso parte il 1 Giugno nell’ambito del Festival per la Sostenibilità organizzato a Roma da La Nuova Arca, capofila del partenariato del progetto “Mete di Inclusione Urbana“.
Difficile a Roma avere una casa, tuttavia. Difficile anche con due stipendi di una famiglia residente regolarmente in Italia: tutto si trasforma in abitazione per turisti, che é molto più redditizia per i proprietari. Ma se questo é normale nel Centro della città – avviene lo stesso in quasi tutte le Capitali europee – diverso è il discorso di Roma, dove ciò accade anche in zone molto periferiche, nelle quali si somma, alla penuria di appartamenti liberi, anche la presenza di forti stereotipi. Pochissimi vogliono affittare a stranieri per un lungo periodo, e anche con il sostegno del progetto Mete il lavoro degli operatori è tutt’altro che semplice.
L’assessora ricorda i suoi trascorsi con la Società Civile – ha svolto anche missioni all’estero, e ben conosciuto la realtà delle persone prima di arrivare in Comune. “Stiamo lavorando su vari piani, anche per favorire le co-abitazioni: casa può volere dire socialità, rete e comunità, non necessariamente solitudine specialmente per chi è single o per le madri – o padri – che crescono un figlio come nucleo monoparentale”. A Roma ce ne sono almeno 60.000, la maggior parte sono donne con un figlio o figlia.
“Ci serve tempo, Roma non è una città semplice e questo è evidente, ma progetti come Mete aiutano, sia concretamente che simbolicamente. Ci serve, tuttavia, anche il sostegno dei cittadini: una evoluzione delle mentalità di noi tutti, in senso inclusivo”.
Il sistema, purtroppo, come hanno sottolineato tutti gli speaker della Tavola – Antonio Finazzi Agrò de La Nuova Arca, Giuseppe Dardes di Rete Mam&Co., con Il giornalista Dario Quarta nel ruolo di moderatore – tende piuttosto all’esclusione, soprattutto dei casi più marginalizzati: chi esce dal sistema, non vi rientra spesso.
Eppure, la prima richiesta delle persone ai Servizi Sociali – anche quando si tratta di persone con molteplici altre fragilità – è quasi sempre una Casa. Perché tutto, poi, discenda da questo luogo che fa sentire sicuri.
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