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La casa è difficile da trovare, lo abbiamo detto in mille modi e luoghi. Ma in questi mesi di progetto stiamo imparando molto, soprattutto ad ascoltare e cercare soluzioni “creative”.
Così è  stato per l’incontro con M.
Si è rivolto allo sportello del progetto, da solo.
Abbiamo ascoltato la sua lunga storia di viaggio che parte dalla Somalia, attraversa la Libia e giunge in Italia ma solo di passaggio per arrivare finalmente in Germania – dove ha vissuto per otto anni passando attraverso vari centri di accoglienza. La “doccia fredda” del rientro in Italia, in un ennesimo centro d’accoglienza. Ci ha raccontato di un lavoro preso con fatica e “a chiamata”, che non dava una grande sicurezza, ma pensiamo che forse una stanza con un altro ragazzo si riesce a trovare, con un po’ di tempo. Nel frattempo lui dorme in situazioni alquanto fatiscenti, e così ci viene in mente che la nostra comunità dei giovani ha un posticino: quattro ragazzi che da mesi condividono la quotidianità tra loro forse potrebbero accoglierlo, glielo chiediamo e otteniamo grande entusiasmo nella risposta! Lo proponiamo allora a M. che accetta volentieri nell’attesa , ma ancora un po’ incerto su come sia vivere in Casa Famiglia, troppo abituato ai centri di accoglienza. Stasera la prima cena assieme, le lenzuola prestate da uno degli altri ragazzi. Siamo certi che questi mesi gli serviranno per sentirsi a casa, nell’attesa che grazie al progetto ne troviamo una tutta per lui.
E poi c’è stato l’incontro con F. Lei è segnalata da un servizio sociale e cerca una casa per sé ed il suo bimbo di 5 anni ipoacusico. Nella scheda di monitoraggio l’operatore  scrive “persone conviventi:2”; “Nucleo desiderato:3”.
Eh sì, perché F. ha un altro bimbo in Mali, per cui ha fatto tutte le pratiche di ricongiungimento.
Il suo contratto è a tempo determinato, lo stipendio non altissimo: l’operatore glielo dice, lei risponde che è disposta ad allontanarsi fuori Roma, trova un amico che le farebbe da garante.
Lo staff della Linea 2 del progetto la incontra e la  sente diverse volte.
Anche il Servizio Sociale. Ma purtroppo a scadenza di contratto invece del tempo indeterminato promesso, lo stesso non viene rinnovato: tutto decade, lei deve uscire dal centro di prima accoglienza.
Nel frattempo ha già trovato un altro lavoretto.
Il servizio è incerto fra semiautonomia e Casa Famiglia.
È fragile, concordiamo.
In accordo con i Servizi Sociali, si decide per qualche mese in Casa Famiglia, e poi a breve si dovrebbe liberare un posto  nella semi-autonomia del progetto.
 METE di inclusione è anche questo.
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